Giorgio de Chirico a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Monday 6 February 2012 9:16 am

Fino al luglio 2012 il Musée d’Art Moderne de la Ville de País mostrerà le opere del pittore italiano Giorgio de Chirico. La mostra sarà incentrata sulla donazione fatta da Isabella de Chirico, vedova del pittore, alla città di Parigi, parte della commemorazione dedicata a lui dalla città.

parigi giorgio chirico

Questa mostra fa parte delle retrospettive dedicate all’opera di de Chirico ed è organizzata per aree tematiche e stilistiche, al fine di mettere meglio in risalto la straordinarietà del suo lavoro. Organizzata in 30 dipinti, 20 disegni e 11 sculture che rappresentano le principali tappe dell’opera dell’artista, la mostra include degli autoritratti, ritratti di Isabella e un nudo della donna. Vi sono anche nature morte e i cavalli in riva al mare.

Giorgio de Chirico nacque a Volos, Grecia, nel 1888. Figlio di genitori italiani, studiò ad Atene e successivamente si trasferì in Germania per studiare all’Accademia di Belle Arti di Monaco, dove si impregna della filosofia di Nietzsche, Schopenhauer e altri rappresentanti del pensiero metafisico. Al suo ritorno in Italia, nel 1909, inizia a realizzare i suoi primi lavori di pittura metafisica, tra i quali L’enigma di un pomeriggio d’autunno.

Il suo sguardo metafisico sull’estetica lo portò a restare affascinato da Torino e dalla sua architettura. Nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, si trasferisce a Parigi e si arruola nell’esercito. Tutto il periodo antecedente alla fase trascorsa nell’esercito e in guerra è caratterizzato da un’impronta decisamente metafisica, dalla quale nacque la scuola metafisica. I quadri si distinguono per l’utilizzo dei colori e la tematica tetra, che provoca una sensazione di soffocamento che nasce direttamente dall’immaginario.

Dopo la guerra si verifica un cambiamento e iniziano a fare la loco comparsa i manichini, i paesaggi urbani, gli oggetti, in un’interessante sequenza di smembramento degli oggetti. I colori sono fortemente influenzati dal suo spirito mediterraneo.

Molti intellettuali e surrealisti elogiarono l’opera di de Chirico, tra i quali Guillaume Apollinaire, il quale lo introdusse agli ambienti surrealisti, con una risonanza tale da influenzare artisti come Yves Tanguy, Marx Ernst, René Magritte e Salvador Dalí.

Anche se de Chirico abbandonò presto lo stile metafisico per unirsi ad altre correnti, tra questa e il realismo, l’artista continua a essere celebrato dalla critica come pittore metafisico. Nel 1911, fortemente influenzato dalle luci della città di Parigi, comincia a realizzare opere basate sulle rappresentazioni degli spazi urbani, nei quali predominano le sue percezioni sui disegni architettonici. A questo nuovo sguardo estetico si aggiungono le rappresentazioni atemporali, senza contesto, nonché la giustapposizione di opere, propria del surrealismo.

De Chirico è un avanguardista nella pittura, al quale si deve inoltre l’introduzione del concetto dell’imperfezione come parte dell’opera e delle azioni dell’uomo. Nel 1925 pubblica il romanzo L’Hebdomeros.

Per ulteriori informazioni http://www.mam.paris.fr/fr/expositions/presentation-du-legs-isabella-pakszwer-de-chirico

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Il nuovo Museo Orsay di Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Tuesday 31 January 2012 11:12 am

Si dice che una notte agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso Orson Wells stesse cercando, guardando  dalle finestre della sua stanza dell’ Hôtel Meurice, l’aiuto o la consolazione della luna. Aveva passato mesi disegnando scrupolosamente l’ambientazione scenica del suo adattamento del Processo di Kafka per raggiungere l’effetto visivo desiderato, ma aveva appena ricevuto la notizia che non avrebbe avuto il denaro per costruirla.

musee orsay

Forse tra le lacrime gli parve allora di vedere non una, ma due lune piene. Si rese presto conto che queste forme corrispondevano alle due facce dell’orologio della stazione dei treni abbandonata di Orsay, costruita nel 1900. Al che pare prese immediatamente un taxi, obbedendo alla sua chiamata.

Lì, superate le sue porte intorno alle quattro del mattino, incontrò tutto ciò di cui aveva bisogno per girare il suo film, il mondo di Kafka intatto: le officine degli avvocati, i tribunali di giustizia, i corridoi interminabili.. in uno stile architettonico, più tardi definito dallo stesso Wells “modernismo alla Jules Verne”, che non poteva accordarsi meglio all’estetica dello scrittore ceco.

Ma il regista scoprì qualcosa di forse ancor più importante. Ebbe infatti  la sensazione che se la stazione era un luogo così bello da fotografare era in gran parte dovuto al fatto che era pieno di dolore e  sofferenza. Il tipo di dolore e sofferenza che si accumula in un luogo in cui la gente aspetta, e che il Processo era forse soprattutto un libro sull’attesa, che aspettare che qualcuno compili o metta un timbro su un foglio non è molto distinto dall’aspettare un treno, con tutta l’angoscia e la tragedia che questo fatto può comportare se per esempio, come nel caso della stazione d’Orsay, da lì erano partiti treni verso i campi di concentramento nazisti- gli stessi nazisti che avevano fatto bruciare i libri di Kafka.

Dal primo dicembre del 1986 la stazione d’Orsay è un Museo http://www.musee-orsay.fr/ dedicato alle arti plastiche del XIX secolo il cui piatto forte è la sorprendente collezione di dipinti impressionisti, che la rendono una della maggiori attrazioni turistiche della città. Per commemorare il recente 25º anniversario è stato portato a termine uno starordinario lavoro di restauro dell’edificio che, oltre ad aggiungere nuove sale e una caffetteria di grande  impatto disegnata da Humberto e Fernando Campana,  implica una rivoluzione completa- basata sull’uso di luci elettriche di nuova generazione che riproducono lo splendore della luce solare e grazie ad un grigio speciale per le pareti  che acquisicono toni rossastri o verdastri a seconda della luce- nel modo di esporre i quadri, i cui colori vengono fatti risaltare in modo insospettabile e favoloso.

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La trasformazione è magnifica, quasi magica si potrebbe dire. I nuovi colori e l’illuminazione creano un’atmosfera intima che Guy Cogéval, direttore del museo, ha definito come il cuore palpitante delle gallerie. Forse vorrà scoprirlo da sé quando affitterà appartamenti a Parigi

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Danser sa vie al Pompidou di Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Monday 30 January 2012 9:27 am

Il concetto di morte ha portato all’interno della vita dell’uomo la necessità di trovare un modo di poter gestire questo grande dolore; consapevole dell’impossibilità di fuggire da questa terribile visione cosmica, trova rifugio nell’invenzione e nella creazione di un mondo parallelo. È l’inizio dell’arte. La prima, la musica, nasce dall’imitazione del ritmo primigenio: la percussione della terra per imitare il parto di madre natura. Con il tamburo e più tardi il flauto, arriverà la danza. Da lì a poco nascono il canto, la scultura e la pittura con il fine di cercare di placare l’ira divina. Dovrà passare molto tempo fino a che la lingua sia matura a tal punto di riuscire a dare forma alla letteratura, mentre la settima art, il cinema, dovrà aspettare per venire al mondo, migliaia e migliaia di anni.

danser pompidou parigi

Ricordiamo però che l’uomo comincia a esprimere allegria, dolore, commozione, speranza e desideri con la danza primitiva, che deriva, nel corso del tempo, dai distinti ritmi folclorici trasformati, molto tempo dopo, in balletto classico. Nonostante la danza, associata prevalentemente a cerimonie sacre, sia stata presente sin dall’inizio dell’umanità, si è dovuto aspettare l’inizio del XX secolo per creare un’epistemologia attorno ad essa. Il ballo primitivo aveva un fine concreto e serviva per creare gioia e per realizzare offerte agli dei. Con l’arrivo del XIX secolo, la danza non è solo un avvicinamento alla vita, ma viene convertita ad arte e, per tanto, apre porte a realtà sconosciute. Isadora Duncan (“La mia arte è semplicemente uno sforzo per esprimere gesti e movimenti nella verità del mio essere”) o Nijinsky sono i primi ad affrontare il ballo in questo modo nuovo.

Il Centro Pompidou espone fino alla fine del mese di aprile una mostra sull’iterazione della danza, in quanto arte immateriale e volatile, con le arti plastiche, permanenti e fisse. Gli organizzatori hanno voluto ampliare e presentare una serie di performances basate su questa interrelazione tra il movimento della danza e lo staticismo di un quadro. Gli artisti dell’esposizione sono, ovviamente, conosciutissimi. Nonostante la lista sia lunga, non possiamo non nominare Constantin Brancusi, Fernand Léger, Henri Matisse, Alexander Calder, Merce Cunningham, Sonia Delaunay, Francis Picabia, Pablo Picasso, Jackson Pollock, Andy Warhol, Man Ray, Vassily Kandinsky, Auguste Rodin e un lungo eccetera dell’avanguardia internazionale. Il Pompidou mette in mostra un’importante esposizione e diverse attività correlate in parallelo. Se desiderate maggiori informazioni sul centro e sulle attività visitate il sito: http://www.centrepompidou.fr/

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Se hai in programma un viaggio nella capitale francese, ricordati di affittare uno degli appartamenti a Parigi

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Teatro a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Friday 20 January 2012 9:17 am

Esistono città dove il teatro fa parte integrante della vita cittadina, e Parigi è una di esse. Basti solo ricordare che Moliere è conosciuto come il padre della commedia francese ed anche del teatro moderno. Da ciò deriva che la città sia piena di grandi sale teatrali celebri per le rappresentazioni sceniche, e qui ve le indichiamo, per aiutarvi a progettare una bella soirée in qualche teatro.

teatro parigi

Prima di tutto vi diciamo che presso La Commedia Francese troverete un’ampia gamma di teatro classico. Questo teatro fu fondato da Luigi XIV nel 1680, e si trova in pieno centro, vicino al Museo del Louvre. La sua specialità sono le opere di teatro di autori francesi.

Il teatro Zingara è famoso per i suoi spettacoli pieni di magia. Il suo direttore, il maestro di teatro e di cinema Bartabas, fonde la danza contemporanea con la drammaturgia ed elementi circensi, in cui i grandi protagonisti sono i cavalli. Questo teatro viene acclamato per il suo carattere avanguardista e per la sua eccellenza. Fino a febbraio presenta l’opera Calaca, un’interessante riflessione sulla morte rappresentata come un carnevale. Si trova al numero di 176 dell’avenue Jean-Jaurès, ed il prezzo d’entrata per persona va dai 40 ai 50 euro. Vi consigliamo di prenotare con anticipo.

Les Bouffes Parisien venne costruito nel XIX secolo e prende il nome dall’opera del musicista tedesco Jacques Offenbach, creatore dell’operetta moderna e fondatore di questo teatro. Dagli anni ’60 è uno dei palcoscenici più dinamici di Parigi e fino a marzo 2012 mette in scena l’opera Nessuno è Perfetto, che racconta la vita quotidina e le dinamiche di una coppia. Si trova al numero 4 di rue Monsiguy ed i biglietti devono essere prenotati per tempo. La sala si trova in una zona piena di piccoli ristoratini e bar ideali per terminare la serata.

Il Théâtre de la Ville rappresenta una grande alternativa per quelli che nelle arti sceniche amano il surrealismo e le proposte diverse, più contemporanee e avanguardiste. Si tratta di uno spazio aperto al mondo e alla creatività, capace di comprendere ogni tipo di rappresentazione, dalla danza alla musica ed oltre. Situato al 31 di rue des Abbesses e propone diversi tipi di biglietto, i cui prezzi sono stabiliti a seconda degli spettacoli: danza e teatro vanno dai 14 ai 25 euro, a seconda dell’età. Questa sala funziona tutto l’anno.

Il Théâtre Châtelet è specializzato in musica. Propone ottimi programmi di danza, opere liriche, concerti classici e contemporanei. Nel 2012 presenterà l’interessante opera in 3 atti Nixon in Cina. Si trova in 2 rue Edouard Colonne ed i prezzi variano a seconda dello spettacolo, ma negli ultimi 15 minuti prima dell’inizio, se ancora disponibili, le entrate si possono comprare a una tariffa speciale, che va dai 10 ai 20 euro a seconda dell’età. È aperto tutto l’anno.

 

 

 

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Una scelta fatta per bene è sicuramente quella di passare i primi mesi del 2012 negli appartamenti a Parigi per goderti le ottime programmazioni di teatro, musica, danza e Opera.

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Audrey Cottin a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Tuesday 10 January 2012 9:37 am

Con l’interessante mostra Audrey Cottin: Charlie & Sabrina, qui l’eût cru? il Jeu Paume mette fine alla sua programmazione “Satellite 4”. La mostra, che resterà aperta fino al 5 febbraio 2012,  esplora la soggettività con un’interessante proposta che comprende performances realizzate da quest’artista francese con la  collaborazione di diverse persone ed artisti, invitati ad entrare nel suo mondo dove l’arte e la creazione funzionano come elementi di scambio.

audrey cottin paris

Sembra difficile definire l’opera di Audrey Cottin, che potremmo qualificare come scultura preformativa per il lavoro con supporti multipli e le collaborazioni che sceglie con scrittori, artisti, scultori o semplicemente la gente.  Attraverso di loro fa incursione nei principi della fusione e della collaborazione per ottenere risonanza e perfezione.

La risonanza è ispirata ad una pratica teatrale utilizzata nel XIX secolo, in cui gli spettatori si impegnavano ad applaudire  per garantire il successo dell’opera, e che Cottin ha definito come Clapping Groups nella sua performance. Qui la gente entra in una dinamica che la porta a pensare nel gesto simbolico dell’appalauso come ad un atto collettivo di gradimento e felicità. I Clapping durano 20 minuti e vanno allo stesso ritmo.

La mostra è come un gioco in cui Cottin usa supporti multipli ed è completamente interattiva. Per Cottin questo è un gioco molto serio, perchè cerca di rendere esplicita la visione collettiva dell’arte, interrogandosi sull’autoralità di un’opera, tanto nelle forme quanto nei suoi risultati. Per questo ha realizzato una serie di fotogafie sul sollevamento di opere di altri artisti,  stravolgendone la posizione d’origine.

Tutto ha a che fare con lo scambio, quell’inquietante momento in cui le cose fluiscono e si perde il punto di partenza. Questo è quello che indaga Cottin con i suoi spostamenti, per i quali si connette a distanza via satellite con un altro artista per vedere le sue ideazioni.

Cottin è un’appassionata della materialità, ma nonostante questo il suo lavoro è un insieme di soggettività. Attraverso di esse esplora cosa tende l’arte e la creazione, come la nozione di autoralità che si riferisce al concetto di creazione individuale, concetto proprio della modernità  permanentemente discusso durante il XX secolo. Michel Foucault ritiene che l’autore giocò il ruolo di regolatore della finzione fin dal XIX secolo, un ruolo caratteristico dell’epoca industriale e borghese, dell’individualismo e legato al concetto di proprietà privata. La nozione di autoralità fu duramente messa in discussione dalla Bauhaus, che vedeva nell’uso della macchina un mezzo ideale per evitare la “vanità artistica”.

Per maggiori informazioni http://www.jeudepaume.org/index.php?page=article&idArt=1498&lieu=1

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E’ sempre un buon momento per passare qualche giorno in appartamenti a Parigi soprattutto per l’interessante panorama culturale e la gastronomia senza pari che offre questa città.

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Rabindranath Tagore a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Thursday 5 January 2012 9:41 am

A partire dal 31 gennaio 2012 aprirà la mostra Rabindranath Tagore (1861- 1941) presso il  Petit Palais di Parigi. La mostra viene realizzata ad un anno dal 150º anniversario della nascita dello scrittore e drammaturgo indiano e si sviluppa intorno a 85 opere pittoriche su carta da lui realizzate.

rabindranath <b>tagore</b> parigi

L’esposizione cerca di mostrare un altro volto di Rabindranath Tagore, noto come romanziere, drammaturgo e compositore e per aver ottenuto il  Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Certamente verso la fine della sua vita iniziò a sviluppare  un particolare interesse per le arti plastiche, creando opere con un talento sorprendente in cui riflesse il microcosmo della sua cultura e che fino ad oggi erano poco conosciute.

Si potrebbe dire che il suo lavoro è ecclettico, esuberante e dinamico. Nelle sue opere, e in particolare nei suoi dipinti, appare in maniera evidente il vincolo artistico tra l’India e il resto del mondo. Attraverso l’uso del colore ed il tratteggio nella costruzione della figura umana ci mostra un mondo fatto di limiti ben definiti, assorbito dalla sua cultura tremendamente sensuale. Senza dubbio è la sua letteratura, le sue creazioni teatrali e musicali, ispirate da una profonda corrente umanista, quella che andiamo a conoscere più a fondo.

Tagore fu un riformatore delle lettere e un costante innovatore nel suo ambiente culturale.  Gli si attribuisce l’introduzione del racconto breve, con prosa poetica, nella letteratura bengalese.

Fu uno degli artisti indiani maggiormente d’avanguardia. Il suo amore per la libertà,  per la terra e la cultura indiana, lo portarono a scrivere varie canzoni in appoggio al movimento indipendentista indiano. Nel 1919 rifiutò il titolo di Cavaliere della corona britannica  per protestare contro il massacro di Jaliyaanguala Bagh.

Il suo maggior apporto alla liberazone del suo paese fu la creazione di una scuola a Santiniketan, dal momento che il suo progetto di libertà si fondava sull’idea di generare una società emancipata, a partire dalla cultura e dalla conoscenza.

Tagore nacque a Calcutta, India, in una famiglia agiata e numerosa con uno spiccato interesse per l’arte e la cultura. Tra i suoi fratelli vi erano filosofi, romanzieri e poeti  rispettati anche nei ristretti circoli culturali di bianchi. Nel 1878 viaggiò in Inghilterra ed entrò al University College di Londra, e nonostante abbandonò i suoi studi questo passaggio nella cultura britannica  segnò la sua creazione letteraria e musicale, come si può vedere nei suoi articoli pubblicati come Lettere di un viaggiatore nel 1881.

A partire dal 1912  venne ampiamente sollecitato a tenere conferenze in Europa e negli Stati Uniti , dove stabilì importanti rapporti con scrittori ed accademici che guardavano con interesse a quanto accadeva nel suo paese. La Prima Guerra Mondiale e l’inasprirsi del conflitto per l’inidpendenza dell’India segnarono la sua visione, andando a definire la sua posizione politica in accordo con le idee del Mahatma Gandhi.

Per maggiori informazioni http://www.petitpalais.paris.fr/fr/expositions/rabindranath-tagore-1861-1941

 

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Non c’è niente di meglio per il 2012 che passare qualche giorno sognante in appartamenti a Parigi Affitti il suo e prepari le valige, non se ne pentirà.

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La collezione Olbricht a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Monday 2 January 2012 9:55 am

Sarà esposta fino al 15 gennaio alla Maison Rouge di Parigi Mémoires du futur, la collection Olbricht. Per la prima volta in Francia vengono esposte le opere della collezione Thomas Olbricht mentre, al Me Collectors Room di Berlino, viene esposta la collezione Antoine de Galbert, una sorta di scambio e dialogo artistico tra amanti della bellezza.

collezione <b>olbricht</b> parigi

L’esposizione, commissariata da Wolfang Schoppmann e Georg Laue de la Wuderkammer, esplora le peculiarità della collezione Olbricht dal carattere decisamente eclettico. La collezione, invece di configurare una linea definita d’arte, intende riunire opere che riflettono la bellezza della creazione umana attraverso tematiche universali come la morte, la religione, l’erotismo, le fragilità, ecc.

Thomas Olbricht è un endocrinologo e biochimico che ha dedicato parte della sua vita a collezionare opere d’arte e a creare uno spazio per esporre opere da collezione, vale a dire il Me Collectors Room. Tra gli artisti delle opere della collezione possiamo trovare Daniel Richter, John Currin, Sigmar Polke, Franz Gertsch tra i tanti, opere antiche di Durero, Schongauer, Goya e Caillot. La collezione di fotografie è composta da opere di  Robert Capa, Diane Arbu, Lisette Model e Cindy Sherman. Vi sono inoltre installazioni di Elmgreen y Dragst, Marc Quin, Giampaolo Bertozzi e Stefano Casoni.

Olbricht cominciò a collezionare sin da giovane. La prima collezione del ragazzo era composta da francobolli che raccoglieva e conservava gelosamente. Poi passò agli oggetti per infine passare alle opere d’arte. Dagli anni ’90 del secolo scorso la collezione è sempre di più aumentata, fino a contare 3000 opere di 250 artisti diversi: ciò lo rende una delle collezioni più importanti in Europa.

Una parte interessante della collezione è il Gabinete de curiosidades, formato da diversi oggetti che si incrociano a livello temporale. Tra gli oggetti si trovano crani, figure in avorio di monarchi dei secoli passati e oggetti che simbolizzano la morte. In questo Gabinete viene simbolizzato tutto ciò che muove l’arte: la vita, la morte e l’erotismo. Un oggetto d’arte permanente in tutte le sue esposizioni.

Tra le inquietudini che muovono Olbricht è riuscire che Me Collectors Room non sia solo un museo privato che contiene la sua collezione, ma un laboratorio aperto alle esibizioni di altri collezionisti internazionali, per generare una dinamica che apra le porte al mondo dell’arte e che vi sia scambio tra musei e collezionisti per fare conoscere l’arte a tutti.

È molto interessante conoscere come una collezione del genere, che oltrepassa la linea temporale, le correnti artistiche e gli stili, segua intuitivamente la ricerca della creazione estetica.

Per maggiori informazioni: http://www.lamaisonrouge.org/spip.php?article763&date=cours

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Cosa c’è di più romantico che passare i primi giorni dell’anno a Parigi? Affittando appartamenti a Parigi potrete visitare e conoscere tutta una serie di mostre ed eventi che la città propone tutto l’anno, tra cui l’esposizione Mémoires du future.

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Diane Arbus a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Thursday 29 December 2011 9:09 am

Fino al 5 febbraio 2012 il Museo Jeu de Paume mette in mostra, per la prima volta in Francia,  una retrospettiva della fotografa nordamericana Diane Arbus con l’obbiettivo di ridare significato alla sua opera attraverso un universo fatto di  immagini che mostrano la diversità di New York negli anni 50 e 60. Tra queste ci sono alcune delle sue fotografie più note e altre che non sono mai state esposte.

diane <b>arbus</b> parigi

Diane Arbus,  il cui nome di nascita è Diane Nemerov, è nata a New York nel 1923 in un’agiata famiglia giudea amante dell’arte e della cultura che l’aiutò a sviluppare una sensibilità speciale per le immagini. Si innamorò molto presto di Allan Arbus con il qule si sposò a 18 anni acquisendone il  cognome e l’amore per la fotografia. All’inizio degli anni 40 entrambi realizzano servizi fotografici  per riviste di moda, un lavoro ben pagato che permise loro di sperimentare nuovi punti di vista, sguardi, uso della luce e dei tempi di esposizione con macchine di ultima generazione per quell’epoca. Questo lavoro lo svolsero per  prestigiose riviste come Harper’s Bazaar, Esquire e Vogue. A metà degli anni 50, oltre a divorziare, Diane inizia a prendere lezioni di fotografia con Lisette Model, artista austriaca che aveva uno sguardo  particolare per il lavoro con l’ immagine.  La sua influenza fu  fondamentale nel lavoro di Arbus, che nonostante la fine del suo matrimonio decise di  conservare il cognome del marito.

L’irruzione avanguardista della Arbus ha influenzato molti fotografi. Lei esce per strada a captare emozioni, cultura e l’essenza umana. Non le interessa la bellezza, le interessa mostrare quello che la normalità definisce come grottesco pieno di umanità e il normale come mostruoso. E’ il suo sguardo anticonformista quello cui dà forma nelle sue fotografie in modo magistrale e lì stà la peculiarità, perchè quando si guarda una fotografia della Arbus si stà osservando  un mondo attraverso le sue emozioni e incapacità di conformarsi con la società.

Il suo centro d’attività è sempre stato essenzialmente a New York, dove tutto è possibile e si concentra il maggior numero di culture del mondo. Lì trova la sua materia base. Le strade la attragono come una calamita e bambini, donne, uomini, omosessuali e ogni genere di personaggi vengono catturati come in un lavoro di archeologia umana. Arbus divide con cura le immagini che vuole, come le vuole e perchè le vuole.  Attraverso di esse sperimenta la luce e la sua capacità di captare quello che cerca nelle sue foto di nudisti, coppie, uomini e donne di diversi sottomondi.  In poche parole la vita urbana con le sue grandezze  e le sue bassezze.

Questa sensibilità speciale cui diede forma in ogni foto e che la portò a cogliere l’essenza umana le fece passare anche momenti molti duri, il suo costante stato di depressione e le alterazioni di umore e carattere la portarono a ingerire barbiturici con i quali mise fine alla sua vita nel 1971. Per maggiori informazioni   http://www.jeudepaume.org/index.php?page=article&idArt=1470&lieu=1

 

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Una passeggiata lungo la Senna a dicembre non è proprio niente male, affinchè sia un piacere totale si affretti ad affittare appartamenti a Parigi e poi, già lo saprà, vada a tutti gli spettacoli e mostre che questa città ha in serbo per lei. E non dimentichi di andare al Jeu de Paume a vedere l’opera di Diane Arbus.

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Walter Benjamin Archives a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Wednesday 21 December 2011 9:15 am

Fino al 5 febbraio 2012 viene esposta al Museo d’Arte e di Storia dell’Ebraismo di Parigi, la mostra Walter Benjamin Archives, basata su documenti, oggetti e testi del filosofo che ha fortemente influenzato il pensiero della seconda metà del XX secolo e che oggi giorno è uno dei più studiati grazie alla sua tesi sul concetto di storia.

walter benjamin archives paris

L’esposizione è organizzata dalla Akademie DER Künste di Berlino, dall’Accedemia Stiftung zur Förderung von Wissenschaft und Kultur e dal Museo di Arte e di Storia dell’Ebraismo di Parigi, che invitano a conoscere la creazione del pensiero di Benjamin e delle ragioni storiche ad esso associate.

Benjamin, che parlò e scrisse su arte, storia, letteratura, politica e teologia, sosteneva che “il passato reca con sè un indice temporale che lo rimanda alla redenzione. Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra”.

Walter Benjamin nacque a Berlino nel 1892. Utilizzò gli pseudonimi di Benedix Schönflies y Detlef Holz. Le sue esplicite tendenze marxiste lo portarono a studiare approfonditamente l’evoluzione del pensiero e le azioni umane su cui avrebbe poi copiosamente scritto ed elucubrato.

Fu uno stretto collaboratore della prestigiosa Scuola di Francoforte, istituzione ispirata alle teorie di Karl Marx, Max Weber y Sigmund Freud che venne creata per realizzare ricerche sociali e sviluppare la teoria del pensiero critico; venne fondata da Georg Lucas nel 1924. Nonostante sia un filosofo eclettico, Benjamin è conosciuto soprattutto per il suo lavoro teorico e il suo contributo alle scienze sociali, in costante revisione del materialismo storico nel marxismo.

Inizia la sua carriera traducendo libri di Marcel Proust e Charles Baudelaire. Questo lavoro ispirò il suo saggio, Il mestiere del traduttore, che è diventato uno dei testi teorici più utilizzati e rispettati dai traduttori a livello mondiale.

L’esposizione cerca di mostrare la forma di lavoro di Benjamin, da come organizzava i suoi archivi a come creava nuove forme per preservare le sue ricerche e i lavori letterari. È interessante vedere i suoi quaderni, le agende, i biglietti, gli oggetti e gli elenchi che mostrano la sistematizzazione del suo lavoro intellettuale e le forme creative forgiate per salvare in ordine rigoroso i suoi appunti. L’esposizione è suddivisa in 13 sezioni tematiche.

Le sezioni mostrano il modo assolutamente didattico con cui Benjamin utilizzava tecniche e creava forme di lavoro per il pensiero con citazioni, montaggio di idee, associazione e giustapposizione della conoscenza teorica ed empirica che gli hanno permesso unire sensi e logiche che lo hanno aiutato a organizzare le proprie teorie, oggi giorno punto di riferimento del pensiero critico.

Nel 1940 Benjamin morì in circostanze poco chiare nella frontiera franco catalana, a Portbou, mentre cercava di scappare negli Stati Uniti a causa della persecuzione nazista, dove lo aspettava il suo grande amico Theodor Adorno.

Per maggiori informazioni  www.mahj.org

 

 

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Benjamin ha da sempre scritto sulla vita e per la vita: se quest’anno avete deciso di passare capodanno a Parigi affrettatevi ad affittare uno degli appartamenti a Parigi

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Stefan Sagmeister a Parigi

Posted by parisblogger | Parigi | Monday 19 December 2011 10:07 am

Fino al 19 febbraio 2012 Les Arts Decoratifs di Parigi espone per la prima volta in Francia l’opera dell’artista grafico austriaco Stefan Sagmeister. La mostra, intitolata “Un’altra mostra sul materiale di promozione e vendita”, si basa sull’eccezionale linguaggio dell’artista, il quale, attraverso una commistione di lavori grafici e artistici, riesce a creare opere uniche.

stefan <b>sagmeister</b> parigi

La mostra presenta illustrazioni di giacche, dischi, cataloghi commerciali, esposizioni, istallazioni, disegni, loghi, ecc., il tutto mirato a creare un percorso attraverso i lavori degli ultimi sette anni, divisi in quattro sezioni nominate dall’artista stesso: vendita della cultura, vendita degli amici, vendita delle imprese e vendita di sé stesso. Ed è infatti proprio la vendita il tema cardine sul quale si incentra tutto il lavoro.

Con questa selezione Sagmeister intende dimostrare che non esiste distinzione tra il mondo della grafica come espressione artistica e quello commerciale, che mira esclusivamente alla vendita di prodotti. Un’interessante proposta di discussione, visto che apre al confronto sul valore del lavoro immateriale, che interessa tanto l’arte come la pubblicità, dove si creano immagini o si prendono immagini artistiche per promuovere prodotti; oppure, come nel suo caso, dove si creano immagini grafiche per la vendita di prodotti.

Stefan Sagmeister nacque nel 1962, a Vorarlberg, Austria. Studiò disegno grafico presso l’Università di Arti Applicate di Vienna e ricevette una borsa di studio per il Pratt Institute di New York. Nel 1991 si trasferì a Hong Kong, lavorò per la agenzia Leo Burnett e con Tibor Kalman, cofondatore della rivista Colors of Benetton con Oliviero Toscani. Successivamente si interessò di musica e aprì il suo studio come disegnatore grafico di Lou Reed, Rolling Stone, Talking Heads, Casa da Música de Oporto, e altri ancora.

Il suo successo è stato talmente grande che oggi è arrivato a tenere conferenze in diversi luoghi del mondo. È addirittura uno dei fondatori di True Majority con Ben Cohen, capace di riunire 500 artisti, personaggi influenti, impresari e leader opinionisti in Europa, tutti uniti nell’opposizione alla guerra contro l’Iraq, considerato un inganno ai danni dei cittadini di questo Paese, e nella richiesta di diminuzione delle spese militari per destinare invece gli stessi soldi in educazione. Per promuovere l’idea si pubblicarono interessanti campagne sul New York Times e sul Wall Street Journal.

Sagmeister è rinomato per il suo particolare modo di portare avanti messaggi e per i mezzi utilizzati. Questo tema è stata materia di controversie per la radicalità nell’uso del suo corpo come supporto grafico di un cartello che disegnò agli inizi degli anni ’90, in occasione della conferenza che realizzò nel campus di Cranbrook, nell’American Institute of Graphic Arts, quando chiese al suo aiutante di incidere le informazioni sulla conferenza direttamente sul suo torso nudo, per poi fotografarsi e trasformare questo in un manifesto.

Per ulteriori informazioni visita http://www.lesartsdecoratifs.fr/francais/accueil-292/une-486/francais/publicite/expositions-96/actuellement-504/stefan-sagmeister-another-exhibit/

 

 

Nancy Guzman Only-apartments AuthorNancy Guzman

Un grande periodo per approfittare di un meritato riposo è dicembre, ideale per prendere in affitto appartamenti a Parigi In questo caso non perderti questa interessante mostra su uno dei geni dell’arte grafica, Stefan Sagmeister.

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