Gli ingressi della metro Parigina di Hector Guimard
Sulla scia dell’Esposizione Internazionale del 1889, della cui importanza per il futuro della città continuano a testimoniare eloquentemente ancora oggi le 330 metro della torre Eiffel, gli ultimi anni del diciannovesimo secolo a Parigi furono caratterizzati da un persistente e fantasioso impegno nel ricercare soluzioni efficaci per i crescenti problemi che portava con sè lo sviluppo di una delle città più moderne e popolose del mondo occidentale.

Questo sforzo si tradusse in un nuovo modo di disegnare tanto gli interni che gli esterni, tanto gli spazi pubblici che quelli privati, in una maniera che rifletteva l’interesse progressivo nei materiali e nelle forme caratteristiche del periodo, veicoli che si conformavano a uno stile decisamente fantasioso e sognatore che non a caso è passato alla storia con il nome di Art Nouveau, tanto repentino e radicale fu il cambiamento che portò rispetto all’architettura e al disegno precedente.
Una delle caratteristiche principali dei nuovi tempi fu la sparizione di ogni tipo di gerarchia tra le differenti discipline artistiche, che hanno poi cominciato a situarsi su uno stesso piano dove prevalessero le sensazioni sinestetiche, e l’emergenza e la promozione inarrestabile delle cosidette arti decorative che, rivitalizzate dall’appoggio ricevuto da parte del mondo della pubblicità e di quello del commercio, raggiunsero un’importanza straordinaria. Il mondo dell’arte e il mondo dell’industria non erano più percepiti come sfere separate, anzi la loro compenetrazione e convivenza veniva vissuta come una realtà aperta alla concorrenza internazionale e alle scoperte scientifiche.
Prima di tutto prevaleva la convinzione nella necessità di creare uno “stile moderno” che non si fosse rivelato in netto contrasto con il passato. Sapendo questo, non è difficile capire che per molto tempo Hector Guimard (1867 – 1942), che non lasciò nessuna scuola o discepolo che potesse portare avanti la sua eredità artistica, sia stato sensibilmente sottovalutato, nonostante fu con tutta probabilità uno degli architetti più rivoluzionari del periodo, e forse quello che più di tutti rispose alle sue domande ed esigenze, la maggior parte delle quali concernevano il miglioramento dello stile di vita e delle condizioni delle prospere classi medie (per loro costruì case e appartamenti che non erano nè eccessivamente cari nè troppo stravaganti, e creò nuovi e più luminosi spazi interni decorati con colori brillanti).
Si può dire che Guimard si convertì nell’emblema di un nuovo tipo di architetto disegnatore, stagliandosi al centro di una netta linea divisoria che separava gli architetti vincolati alle forme e ai metodi tradizionali, che rifiutavano nettamente i suoi progressi, e quelli interessati a lavorare in maniera indipendente alla creazione di nuove forme di disegno degli interni, che lo consideravano un visionario.
Anche se non partecipò all’esposizione universale del 1900, epicentro dei cambiamenti che stavano producendosi, ridefinì sicuramente l’aspetto della città attraverso il disegno delle entrate delle metro, un esempio ulteriore dei nuovi materiali e forme prefabbricate.
Paul Oilzum
Di forme varie e affascinanti (bulbose, vegetali, esuberanti, organiche, tentacolari, enigmatiche, a volte interi padiglioni di cristallo smerigliato), nell’attualità rimangono più di 80 di quelle opere d’arte che hanno contribuito come forse nessun’altra cosa a creare l’immagine della città agli inizi del XX secolo. Come fecero i surrealisti, lasciatevi meravigliare da loro quando affitterete appartamenti a Parigi
Tradotto da: 2Z
Contattami








Nancy Guzman

Tradotto da: Sodapop